Un’onda che porta con se la voglia di creare e credere che si possa vivere facendo quello che si ama. Nasce a gennaio 2020 come casa di produzione cinematografica dall’unione di 3 professionisti che condividono intenti, sogni e ambizioni allo scopo di produrre e creare il Cinema che li appassiona.

In. Fb.

Emma Peperoni – A pesca di creature

A pesca di creature

In un pomeriggio comune, in una città uguale a tutte le altre, più precisamente in un vicolo lungo e
stretto, un normale ragazzo stava camminando, cercando di non dare troppo nell’occhio.
Ad essere sinceri lui non si trovava lì per caso: stava cercando uno specifico edificio, un negozio i
grado di procurargli un lavoro e, di conseguenza, dei soldi. Era da un po’ che aveva bisogno di un
impiego, poiché l’affitto non si pagava da solo. Sfortunatamente però, non sembrava esistere un
lavoro a cui il ragazzo fosse interessato: l’unica sua grande passione era per l’universo fantasy. Ma
esistevano pochi lavori che avessero a che fare con questo suo interesse, e lui li odiava tutti. Lo
scrittore? Non offriva abbastanza soldi. Regista? Troppe responsabilità. Bibliotecario? Gli pareva
troppo noioso.
Era disperato. Aveva provato con alcuni colloqui di lavoro, ma era sempre stato messo in prova e poi
rifiutato. Si era ormai convinto che non esistesse un lavoro adatto a lui. Ma il giorno in cui parlò di
questo problema al suo amico Nick cambiò tutto.
-E quindi ti serve un lavoro ben pagato…- questa fu la risposta dell’amico alla storia del ragazzo.
-Esatto. Ma ho provato con tutti i negozi della zona e non sono riuscito a trovare nulla.
-Ma che genere di lavoro stai cercando Jet?- chiese Nick, aggiustandosi il berretto blu sopra i ricci
rossi.
-Non lo so… ho provato con il lavoro di cassiere- rispose Jet imbarazzato.
-Cassiere? Tu?- Nick scoppiò a ridere -Ma se odi stare in mezzo alle persone!
-Lo so, ma non mi è venuto in mente altro- ribatté Jet, abbassando il tono di voce.
-Amico, per cercarsi un lavoro bisogna innanzitutto pensare a se stessi e ai propri interessi.
-Perché, tu sai come trovarsi un lavoro?
-Assolutamente sì. Guarda che io ho una grande esperienza lavorativa alle spalle.
-E allora perché non mi dici dove hai lavorato- chiese Jet in tono ironico.
Nick impallidì di colpo. Abbassò la testa, d’un tratto molto preso dai lacci della sua felpa.
-Che c’è?- chiese Jet in tono ironico – Sei a corto di bugie?
-Senti, io posso pure dirti dove ho lavorato, ma tu non ne devi parlare con nessuno- Nick lo disse a
bassa voce.
-Certo, certo; tu però, rispondi!
-Me lo prometti?
-Va bene, te lo prometto- rispose Jet scocciato.
-Se vuoi avere questo lavoro devi dirigerti in fondo al vicolo dietro al liceo Saint Paul. Lì troverai un
negozietto con l’insegna “IL MARE NEL LIBRO”. Una volta là dovrai entrare dentro a quel negozio e
dire “sto cercando un lavoro e sono venuto da voi poiché sono interessato alle creature”.
-Creature? Che genere di creature?
Nick rispose dopo un lungo silenzio -…diciamo che lo scoprirai solo quando ti avranno assunto- disse
con un filo di voce -Sappi solo che è un lavoro adatto a te. Ha a che fare con ciò che ti piace di più.
Spinto allora dalla curiosità e da quell’ultima frase pronunciata dall’amico, si mise a cercare quel
fatidico negozio il pomeriggio di quello stesso giorno.
Quando, finalmente, arrivò alla fine di quel vicolo, si trovò davanti a un negozietto perfettamente
normale, con pareti di un bianco lucidissimo e un’insegna blu con una scritta a caratteri cubitali gialli
che recitava: “IL MARE NEL LIBRO”.
Nulla dell’aspetto esteriore di quell’edificio sembrava spiegare il tono a tratti misterioso, a tratti
spaventato, che Nick aveva usato per parlare di quel posto a Jet; in effetti all’esterno sembrava una
semplice e normale libreria. Il ragazzo entrò comunque, spinto dalla curiosità che continuava a
controllare le sue azioni. Tuttavia, la misera speranza che dentro ci fosse qualcosa di spettacolare si
rivelò vana. All’interno, infatti, si trovava solo una stanza piena di cianfrusaglie di ogni tipo: set di
posate d’argento, vecchi giocattoli di legno, bambole inquietanti, vestiti di colori improbabili….
In effetti sembrava quasi un ossimoro: dentro “IL MARE NEL LIBRO” si trovava di tutto tranne i libri.
Jet era sconcertato: non riusciva a capire perché Nick l’avesse indirizzato lì. Non era assolutamente
interessato a lavorare in un negozio di cianfrusaglie. In più non vedeva da nessuna parte le “creature”
accennate nelle indicazioni dell’amico. Che fosse tutto uno scherzo? Eppure il tono di Nick sembrava
serio. Stava per andarsene, quando si levò una voce annoiata dal fondo della stanza:- Avanti!
Fu allora che Jet si accorse della cassiera. Era una donna sulla trentina, di media statura,
leggermente robusta, con una chioma di capelli neri legati in una treccia. L’etichetta situata sopra la tshirt
rossa recitava:“MY NAME IS FLORA”. Era seduta dietro al bancone con il braccio appoggiato ad
esso e la mano messa in modo da reggere la testa. Tutto, dalla posa all’espressione della commessa
faceva capire che era annoiata.
-Benvenuto da “IL MARE NEL LIBRO”. Cosa vuole?- lo chiese in modo sgarbato, quasi non le
importasse di fare cattiva impressione.
Jet rispose con un silenzio imbarazzato. Non sapeva se fosse il caso di seguire le indicazioni di Nick.
Magari si trattava davvero di uno scherzo, e se avesse chiesto di quelle fantomatiche creature
l’avrebbero preso per pazzo.
-Insomma non ho tempo da perdere io!- Esclamò Flora scocciata -Abbiamo di tutto e di più, quindi o
mi dice a cosa è interessato, o sceglie qualcosa oppure se ne può anche andare!
In quel momento, il ragazzo si riscosse, e decise che valeva la pena provare a fare quello che gli
aveva detto il suo amico Nick, perché altrimenti avrebbe fatto un viaggio a vuoto.
-Sto cercando un lavoro- disse con un filo di voce -e sono venuto da voi per le creature…
La ragazza si raddrizzò di colpo.
-Cre…creature?- balbettò lei. Jet diventò tutto rosso in volto. Era uno scherzo, quindi. Non sapeva
cosa dire. Alla fine balbettò un: -M-mi scusi…
Lo sguardo della donna si accese. Si alzò in piedi di scatto, con aria eccitata.
-“Mi scusi”?! E perché dovresti scusarti?!- rispose lei in tono improvvisamente allegro -Sai quanti
pochi pescatori capitano al giorno d’oggi?- detto questo si girò di scatto verso gli scaffali che si
trovavano alle sue spalle. Si mise a cercare qualcosa di imprecisato tra gli ammassi di cianfrusaglie
accumulati sopra le mensole.
-Pescatori?- chiese Jet stupito -Perché, questo è un negozio di pesca?-
Flora si girò lentamente. Poi lo squadrò con sguardo dubbioso. Infine disse, con voce pericolosa:

  • Sicuro di essere qui per pescare creature?
    “Pescare creature??” pensò Jet
    -Ecco…- Jet era un po’ imbarazzato-…io ho solo seguito il consiglio di un amico.
    -Un amico?- disse sorpresa la donna -Come si chiama?
    Il ragazzo era indeciso se rivelare o meno il nome. Ma cominciava anche ad essere spaventato da
    quella cassiera. Quindi alla fine disse:- Nicholas…- non fece in tempo a dire il cognome che la
    ragazza aveva già riconquistato l’entusiasmo di prima.
    -Sei amico di Nick??- disse, con tono nuovamente eccitato.
    -Sì…aspetta, lo conosci?- “allora ha davvero lavorato qui”, pensò Jet. “Non era uno scherzo”.
    -Certo!- disse Flora con tono orgoglioso -Quel ragazzo è un vero fenomeno! Una volta mi ha portato
    non meno di sette uova di drago, mentre un’altra è tornato con tre cuccioli di grifone…- La donna
    assunse improvvisamente un’aria perplessa. -In effetti è da un po’ che non si fa più vedere in negozio.
    Detto questo, si girò di nuovo e ritornò ad armeggiare con le cianfrusaglie. Jet ormai era confuso ed
    impaurito: di cosa stava parlando quella cassiera? Tutte quelle creature non esistevano. Avrebbe
    tanto voluto girare sui tacchi e scappare da quella stanza, ma l’attenzione della donna ritornò a
    posarsi su di lui. Sembrava aver trovato quello che stava cercando: un barattolo di vetro trasparente
    con un tappo di latta rosa.
    -Tieni- disse. Poi aggirò il bancone ed il ragazzo, e si diresse verso i mobili dietro a Jet. Stavolta ci
    mise poco a trovare ciò che stava cercando: sembrava perfettamente sapere dove si trovasse
    quell’oggetto. Fu così che tornò al bancone con una canna da pesca. Porse anche questa a Jet.
    -Allora – disse, con aria seria – dato che sei un novellino, ti spiegherò come funziona…e tu farai meglio
    ad ascoltarmi!- Flora si risedette e iniziò a spiegare.
    -Ora io ti assegnerò una creatura da trovare. Dopo di che, tu prenderai questo vaso e questa canna
    da pesca e uscirai da qui. Una volta arrivato a casa tua, dovrai cercare un libro che abbia a che fare
    con la creatura assegnata. Quando l’avrai trovato infilerai l’amo della canna da pesca dentro al libro e
    cercherai di catturarla.- Spiegò tutto ciò lentamente, con una naturalezza impressionante. -Ci sono
    domande?
    Jet, in effetti, aveva un milione di domande, che gli ronzavano nel cervello come api in un alveare; ma
    prima che potesse formulare anche solo una di queste domande, la donna si chinò sotto il balcone e
    ne riemerse con una lunga lista.
    -Allora vediamo…. una creatura da novellini…- disse tra sé e sé -di fate non ne abbiamo ancora
    bisogno…. le libellule giganti ce le hanno portate un mese fa…. ah: trovato!- esclamò dopo un po’-
    Scarseggiano i folletti. Sono facili da catturare: ti basta prenderli con il barattolo. Non hai neanche
    bisogno di rimpicciolirli!- concluse la frase con un sorriso- Un folletto vale mezzo pezzo d’oro. Più
    folletti mi porti, più oro avrai. Ci vediamo tra una settimana: ciao!
    Il ragazzo si diresse confuso verso l’uscita del negozio, con il barattolo in una mano e la canna da
    pesca nell’altra, sicuro che non avrebbe più rimesso piede dentro “IL MARE NEL LIBRO”. Quanto si
    sbagliava!
    Passarono cinque giorni da quel bizzarro incontro, e finalmente Jet si decise a provare. Aveva tentato
    ancora altri colloqui, e tutti erano andati male. Era così disperato da essere anche disposto ad entrare
    nel mondo dei pazzi de “IL MARE NEL LIBRO”, pur di guadagnare qualche spicciolo. Si ricordava a
    malapena le istruzioni dategli da Flora, ma cercò lo stesso di seguirle. Per prima cosa si diresse verso
    la biblioteca comunale, e chiese alla bibliotecaria se avessero libri sui folletti. Fu così che tornò a casa
    con sottobraccio una copia di “FOLLETTOMANIA”, un libro che sicuramente parlava di ciò che stava
    cercando. Ora c’era un problema: come catturare dei folletti da un libro? Tentò per tutto il pomeriggio
    di ricordare che cosa avesse detto di fare la commessa dello strano negozio, quando ad un certo
    punto gli cadde l’occhio sulla canna da pesca, appoggiata al comodino di fianco al suo letto. Solo
    allora gli venne in mente “…infilerai l’amo della canna da pesca dentro al libro…”. Prese la canna da
    pesca molto velocemente… ma poi si chiese cosa la ragazza intendesse con “dentro”. Senza pensarci
    troppo, assecondò le strane indicazioni come meglio poteva: aprì il libro ad una pagina casuale, lo
    appoggiò sul tavolo da pranzo e cercò di mettere l’amo da pesca in mezzo alle pagine, a mo’ di
    segnalibro….ma appena l’oggettino di ferro toccò la carta, sprofondò e finì dentro al libro. Jet era
    sbalordito. Afferrò la canna poco prima che cadesse anch’essa dentro le pagine di
    “FOLLETTOMANIA” e la tenne tra le mani. Non poteva credere a ciò che stava accadendo: stava
    pescando all’interno di un libro. La situazione si fece ancora più folle quando qualcosa abboccò, e la
    canna iniziò ad essere attirata verso il basso. Con un grande sforzo, il ragazzo tirò fuori ciò che aveva
    pescato….e si rivelarono semplici parole nere. Ma dopo qualche secondo, le lettere iniziarono a
    muoversi e ad incastrarsi tra loro finché non formarono una creaturina dalla pelle verde, con due
    alucce gialle, alta più o meno una spanna. Appena il folletto fu fuori dal libro iniziò a dimenarsi. Jet lo
    osservò a bocca aperta. L’amo gli aveva infilzato le ali, quindi non poteva volare. Nonostante avesse
    le idee confuse, riuscì a ricordare una delle ultime frasi pronunciate da Flora: “…ti basta prenderli con
    il barattolo.” Allungò una mano ed afferrò il barattolo che aveva lasciato ai lati del tavolo. Svelto, lo
    aprì e tolse l’amo dalle ali del folletto, facendolo così cadere all’interno del contenitore, per poi
    richiuderlo velocemente con il tappo di latta rosa. Avvicinò l’oggetto di vetro all’occhio e guardò dentro.
    Si aspettava di vedere un grosso buco nelle due alucce del folletto, invece non vi trovò alcuna ferita.
    Che si fossero curate da sole? Ormai Jet non si stupiva più di niente. Si sedette sconcertato sul bordo
    del letto, con ancora il barattolo tra le mani. Non sapeva se ciò che era accaduto fosse strano,
    spaventoso, entusiasmante o tutte e tre le cose. Ma non poteva crederci: aveva appena catturato un
    folletto! Da bambino Jet aveva sempre sognato di fare parte di un racconto fantasy. Avrebbe voluto
    sapere volare, cavalcare draghi o grifoni oppure creare fuoco dalle mani. Ma poi era accaduta una
    cosa strana: era cresciuto. E aveva capito che il suo desiderio non si sarebbe mai avverato. Forse per
    questo adorava i libri, i film e i racconti fantasy: era così coinvolto nelle storie che sentiva quasi di
    esserci dentro. Ma stavolta era diverso: aveva appena catturato un folletto! Era davvero parte di un
    racconto. Tutta la paura e la confusione svanirono, lasciando il posto solo all’entusiasmo.
    Il giorno dopo, si diresse di nuovo verso “IL MARE NEL LIBRO”. Aveva passato tutto il pomeriggio
    precedente a caccia di folletti, poiché si era ricordato un altro pezzo del discorso fatto da Flora: “Un
    folletto vale mezzo pezzo d’oro. Più folletti mi porti, più oro avrai.” Così il ragazzo aveva catturato ben
    otto folletti, tutti contenuti nello stesso barattolo.
    Una volta entrato nel negozio, appoggiò il barattolo di vetro sul bancone e la solita commessa
    esaminò uno ad uno i folletti, tirandoli fuori dal contenitore.
    Una volta finito, la donna posò quattro pepite d’oro sul bancone. A Jet si illuminarono gli occhi.
    -Ecco a te- disse- te li sei meritati!
    -Gr-grazie- riuscì a balbettare, con le mani piene d’oro. Ripose i pezzi di metallo prezioso nello zaino,
    e si assicurò che fosse ben chiuso. Poi si girò e stava per andarsene quando Flora gli urlò: -Aspetta!-
    gli corse in contro aggirando il bancone -Tornerai vero? Siamo a corto di pescatori e abbiamo bisogno
    di altre creature.
    Jet si bloccò un attimo a pensare. Sentiva il peso delle pepite nello zaino. Forse furono quelle a
    permettergli di decidere?
    -Certo che sì- disse- considerami un impiegato a tempo pieno- e detto questo si avviò verso l’uscita,
    fiero del suo lavoro di pescatore.
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