Un’onda che porta con se la voglia di creare e credere che si possa vivere facendo quello che si ama. Nasce a gennaio 2020 come casa di produzione cinematografica dall’unione di 3 professionisti che condividono intenti, sogni e ambizioni allo scopo di produrre e creare il Cinema che li appassiona.

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Carolina Selvi – I segreti del villaggio incantato

I segreti del villagio incantato

Tutto ebbe inizio in un piovoso pomeriggio autunnale. Asia aveva 12 anni, abitava a Pisa,
in Italia, e aveva una sorellina di 3 anni di nome Anna. Entrambe abitavano ormai da un
anno e qualche mese con gli zii a causa di un brutto incidente che, nell’ottobre del 2018
era costato la vita ai loro genitori, la madre Lisa ed il padre Marco.
La casa degli zii era situata in pieno centro della città, l’odore di smog e fumo proveniente
dalle auto impestava tutte le stanze e per Asia, l’unico modo per non percepirlo, era
chiudersi in camera, il suo piccolo angolo di paradiso dove racchiudeva le idee e i pensieri.
Un giorno stremata dal rumore del treno che sfrecciava sui binari e graffiava l’udito si
addormentò nella speranza di avere un po’ di pace, non immaginandosi ciò che la
aspettava.
Si sentì cadere nel vuoto per poi piombare a terra e tutto si fece nero. Quando la vista,
l’udito e ogni suo altro senso ricominciarono a funzionare essa non poteva credere ai suoi
occhi. Si trovava distesa su un prato verde con niente attorno, senza profumi o rumori da
udire, il nulla più totale.
Indossava un abito bianco in leggero cotone, aveva capelli acconciati con margherite
profumate e rose bianche selvatiche. Era scalza, l’erba morbida che percepiva tra le dita
dei piedi era lievemente bagnata, ricca di goccioline tipiche della brina,era mattina.
Asia intuì di essere in un mondo di altri tempi, con orari differenti e stili di vita diversi dai
suoi.
La ragazza si incamminò verso il nulla, c’era solo un bel prato verde e non sapeva né
dove fosse, né dove andare e né a chi chiedere informazioni, c’erano solo lei e quella
natura incontaminata.
Dopo svariati minuti di cammino vide un ruscello, era troppo silenzioso quel posto, non si
sentivano nemmeno gli uccellini cantare ed ad un certo punto… vide qualcosa saltare tra i
cespugli oltre il fiume, piano piano si avvicinò e vide un piccolo umano, proprio come lei. Si
chiamava Gilbert, aveva 14 anni ed era originario della Scozia. Una volta catapultato in
quel mondo parallelo gli successe qualcosa di inaspettato, venne trasformato in gnomo.
Nemmeno lui sapeva come fosse successo, si era solo risvegliato così. Asia perplessa si
guardò intorno e non vedendo nulla oltre al suo nuovo amico chiese:
“Ma non c’è nessuno qui? Ci siamo solo noi?” “Oh no signorina” rispose lo gnomo “Il resto
del popolo è al villaggio” spiegò; Asia, ancora più dubbiosa, ribatté:
“E come ci si arriva al villaggio?” “Bisogna costeggiare il fiume a lungo per poi ritrovarsi
sulle terre di Ruby, la guardiana del paese, che ci accompagnerà direttamente dal resto
del popolo” rispose Gilbert. Successivamente alle varie domande fatte dalla giovane
ragazza i due si incamminarono e dopo qualche ora arrivarono vicino alla foce, dove la
signora Ruby li stava aspettando.
“Ho atteso per ore che arrivaste! Dove eravate finiti miei cari?” disse la signora dal buffo
cappello di paglia intrecciata “Mi scusi Ruby, la ragazza ha impiegato molto tempo ad
arrivare” spiegò Gilbert. Asia si chinò a fianco dello gnomo e sussurrando chiese: “Chi è
questa donna? E come fa a sapere che sarei arrivata fino a qui? Ci si può fidare di lei?”
Asia non era mai stata capace di parlare a bassa voce, ogni volta, presa dall’enfasi, alzava
il tono involontariamente e così, anche in questa occasione, Ruby la sentì. Essa le spiegò
di essere la guardiana del villaggio incantato, così da lei chiamato, e di custodirne i
segreti. Era una donna alta, con occhi castani chiaro e capelli biondi ramato, su quella
nuca sembravano cadute comete lucenti e stelle dorate. Con le sue mani curate e morbide
prese quelle della ragazza ed insieme varcarono la soglia del villaggio.
Appena dentro al paesino Asia non poté non rimanere perplessa ma
contemporaneamente affascinata da ciò che la sua vista le forniva: elfi al lavoro che
costruivano alloggi per i nuovi arrivi, centauri che galoppavano lontani sulle praterie, fate
dai meravigliosi vestiti in seta colorati e brillanti, uccelli dalle ali in oro e tanto altro.
Si stropicciò varie volte gli occhi da quanto potesse essere incredula, si diede pizzicotti per
tutto il tragitto all’interno del villaggio: “Non può essere reale, dai Asia svegliati!” pensava,
ma una volta arrivata alla sua capanna si arrese ed accettò ciò che vedeva, i sogni
d’altronde non potevano sembrare così reali.
Ad attenderla c’era una meravigliosa ragazza, dai capelli lunghi e curati e con un sorriso
smagliante che le dava il benvenuto. Si chiamava Yara, aveva 15 anni ed era originaria
della Somalia, paese privo di risorse e beni primari come l’acqua, vivere lì era una vera e
propria sfida contro la sopravvivenza umana, una lotta continua che ogni giorno, all’alba,
metteva a dura prova tutto il popolo Somalo. All’apparenza, Yara, sembrava una normale
ragazza umana, in carne ed ossa senza buffe stature, poteri magici o ali fatate, a Asia non
sembrava vero! “Un’altra ragazza come me!” pensò, presa dalla frenesia di fare mille
domande alla nuova amica, Asia si fece scappare una affermazione non indifferente: “Sei
la prima ragazza apparentemente normale che incontro. Perché… lo sei… giusto?!” Yara
sorrise, le porse la mano e la invitò ad andare con lei, avrebbe avuto una conferma
soltanto seguendola.
Durante il tragitto le due ragazze parlarono molto, la giovane Asia aveva tante domande
per la mente che tirò tutte fuori in un colpo solo, un respiro profondo ed esplose: “Chi sei
tu? So solo il tuo nome. Chi sono loro e cosa ci faccio io qui? Perché siete tutti quanti così
strani e buffi? Io non sono originaria di questo villaggio, non so dove mi trovo né con chi
sto parlando, non so troppe cose Yara… aiutami tu a capire!” ed esplose in un pianto
irrefrenabile dettato dalla paura incontrastabile di non tornare più a casa, di aver perso
tutto ciò che possedeva, i suoi zii. Yara si voltò, la guardò e sorrise, non era la prima
ragazza che vedeva piangere in quel modo, lei per prima era scoppiata in lacrime una
volta arrivata lì. “Con il tempo capirai da sola piccola Asia, ora facciamo un bagno al
ruscello lì in fondo, l’acqua rigenera l’anima cara mia.”
Per mano corsero fino alla riva del fiume per poi gettarsi fino a sentire solo il rumore
subacqueo della cascata che irrompeva sull’acqua. Asia oltre a quello sentì delle voci che
la chiamavano da lontano, riemerse, prese un bel respiro e mise nuovamente la testa
sott’acqua; udì la voce di una donna, sembrava quella della sua mamma, incuriosita nuotò
verso gli abissi e no, non era sua madre ma una meravigliosa signora dai capelli bianchi e
ricci che le toccò il volto. Al contatto tra la fronte di Asia e la mano della donna tutto si fece
argenteo, sembrava il paradiso; vide l’immagine di quella stessa signora, più giovane ma
ugualmente affascinante, che le sussurrava: “Sii coraggiosa piccola Asia, salva tutti noi,
solo tu puoi”. La ragazza non capiva ma non poteva più chiedere spiegazioni, aveva finito
il fiato, doveva riemergere o sarebbe annegata.
Una volta tornata a galla si guardò attorno ma non vide nessuno, Yara non c’era più. La
giovane donna iniziò ad urlare chiamando il nome dell’amica ma udiva solo un canto
proveniente dagli abissi; mise il viso sotto all’acqua, aprì gli occhi ed era lì, una
meravigliosa sirena dalla coda color rubino, i capelli neri come la pece ed occhi lucenti che
la guardavano. Asia era sconcertata, l’unica persona che credeva umana si era invece
rivelata una sirena dalle doti non indifferenti.
Dalla paura di poter essere afferrata per le caviglie ed affogare decise di uscire dal fiume
ma Yara la precedette, le prese il polso e cercò di calmarla. “Asia non preoccuparti” disse
“Rimango tua amica anche con una coda al posto delle gambe. Nessuno di noi sa perché
abbiamo questa forma, ci siamo semplicemente svegliati un giorno e tutto era cambiato. Io
sono una delle poche ragazze che ha la possibilità di tornare umana fino a quando non
tocco l’acqua, nel mio paese scarseggiava ed io ero la prima a desiderarla
immensamente, ora, invece, sono qui a nuotarci dentro e a passare le giornate temendo
che una goccia mi sfiori. Non posso piangere, non posso bere se non quando mi trovo
dentro a questo ruscello, non posso fare una normale doccia come tutti… sono destinata a
rimanere così per vivere.” Asia le credette ma ebbe per la mente come “un’illuminazione”,
iniziò a correre per il sentiero e mentre percorreva la stradina di sassolini rumorosi
ripensava alle parole della donna dai meravigliosi capelli bianchi che aveva incontrato
vicino agli abissi marini. Cosa poteva significare quella frase, “sii coraggiosa piccola Asia,
salva tutti noi, solo tu puoi”, chi doveva salvare? Chi era in pericolo? Doveva essere
coraggiosa per quale motivo?
Ansimante arrivò al villaggio e si diresse verso il centauro che aveva visto al suo arrivo la
mattina stessa. Asia si era sempre vergognata di indagare sulla vita altrui, in prima
persona le dava fastidio sentirsi domandare per quale motivo fosse orfana o come i suoi
genitori fossero morti, erano fatti suoi. Prese coraggio, andò dal centauro ed una volta di
fronte ad esso inizialmente si presentò con un timido: “Ciao, mi chiamo Asia e si, sono
ancora di forma umana” poi continuò ponendo domande: “Sembro molto spigliata ed
insensibile a chiederti ciò ma vorrei che mi ascoltassi e mi rispondessi sinceramente: chi
eri prima di diventare un centauro?” “Piacere Asia” rispose per poi abbassare lo sguardo “Il
mio nome è David e, nella vita di sempre, sono in sedia a rotelle. All’età di 16 anni fui
coinvolto in un grave incidente in moto che mi privò dell’uso delle gambe, della mia libertà;
prima di ciò ero un normale ragazzo abituato a correre sulle piste di atletica e su ogni viale
che mi si presentava, sfrecciare tra il vento che mi muoveva i capelli era il mio pane
quotidiano. Quando correvo la terra tremava, il cielo si apriva e i mortali si scansavano,
ero semplicemente felice, un ragazzo come gli altri. Una notte, stremato dai pianti e con il
viso colmo di lacrime mi addormentai e mi risvegliai qui, senza la mia sedia a rotelle e con
zoccoli forti che martoriavano la terra, con la gioia di nuovo nel cuore. Non so come, non
so per mezzo di chi e perché ma ora sorrido. Nonostante ciò, però, mi manca la mia
famiglia, l’affetto che sapevano darmi non può minimamente essere paragonato alla gioia
che mi danno questi zoccoli, anche se ora so di nuovo cosa sia la libertà vorrei tornare a
casa per riabbracciarli. Tu invece che ci fai qui piccola?” la ragazza ,sbalordita da questo
racconto e dalle parole toccanti di David, spalancò gli occhi; fu un gesto spontaneo, quello
che una comune ragazzina di 12 anni avrebbe fatto al suo posto. Fece un respiro profondo
e, presa dalla fretta, spiegò brevemente di non saperlo e che stava cercando risposte che
nessuno, a quanto pare, le riusciva a dare. Salutò il nuovo amico e riprese le sue indagini,
il prossimo sarebbe stato il meraviglioso pennuto dalle ali d’oro che aveva visto al suo
arrivo.
Una volta arrivata ai piedi della montagna urlò così forte che a momenti la terra avrebbe
iniziato a tremare: “Ehi tu!!!” chiamo ripetutamente per svariati minuti fino a quando non lo
vide alzarsi. “Non si permetta mai più di chiamarmi così” disse con tono offeso “Ehi tu,
bah, proprio non sapete nulla voi ragazzine. Sono un CONOSCIUTISSIMO alicanto, un
uccello per l’esattezza. Solo perché non mi conosci non è tuo dovere oltraggiarmi così.”
Asia non poteva essere più stupefatta “ma uno normale c’è?” pensò tra sé e sé. “Mi scusi
signore, non era mia intenzione risultare insolente ed oltraggiare la sua persona…ehm… il
suo aspetto, ecco si, il suo aspetto, intendevo dire proprio questo!” gli disse inoltre che il
suo scopo non era di disturbare ma di chiedere solo spiegazioni su come lui fosse
diventato quella meravigliosa creatura dalle ali lucenti ed, inoltre, di come era prima di
divenire tale.
Si chiamava Pierre, era originario di Bordeaux, in Francia, e prima di arrivare lì era un
normale ragazzo che viveva in una casa molto ristretta insieme ai suoi genitori e due
fratelli. Aveva 17 anni ma non frequentava più la scuola da ormai 1 anno perché la sua
famiglia non poteva economicamente permettersi di pagare le rette scolastiche e quindi, di
conseguenza, aveva iniziato a lavorare in una panetteria del suo quartiere. Asia,
incuriosita, chiese spiegazioni su cosa fosse un alicanto “non lo conosci? Davvero?”
domandò Pierre. Asia scosse il capo. “Come dire, un alicanto è.. “ iniziò a spiegare “è un
volatile dalle ali dorate, come nel mio caso, oppure argentee che si ciba solo di pietre
preziose, cimeli d’oro o argento e di tutto ciò che ha un valore molto alto” “wow! Deve
essere bellissimo poter sfoggiare queste ali in quel cielo così limpido e sereno!” affermò
Asia “no piccola, non è così che funziona la vita. L’alicanto è un animale meraviglioso ma
tutto ha un prezzo… non possiamo volare” disse abbassando lo sguardo. “Ora ho tutte le
ricchezze a mia disposizione, ciò che più desideravo si è avverato ma mi è stata tolta la
cosa più importante nella vita: la libertà. Non sempre c’è bisogno di un paio di ali per
toccare con un palmo il cielo, a volte basta un po’ di fantasia unita alla felicità”. La ragazza
lo guardò, gli sorrise e lo consolò: “Andrà tutto bene Pierre, tutto tornerà come prima, te lo
prometto, credo di aver capito!”. Il ragazzo non comprendendo stette in silenzio e se ne
tornò nella sua tana a riposare e sognare il mondo che desiderava più di ogni altra cosa,
quello situato a sud-ovest della Francia, quello che lui chiamava “casa”.
Asia abbandonò l’alicanto e si diresse alle porte del villaggio, quelle che lei aveva varcato
mano nella mano con la signora Ruby. Una volta arrivata rincontrò la fata che aveva visto
al suo arrivo; “Sei così graziosa!” esclamò, la fata si girò di scatto e non capendo ciò che
la ragazza aveva pronunciato chiese gentilmente di ripetere. “Ho detto che sei molto
graziosa” ribadì Asia“mia madre indossava un abito della stessa tonalità di azzurro quando
ebbe l’incidente che le costò la vita…” disse con tono malinconico “Mi dispiace molto per
quello che ti è accaduto.. ehm… com’è che ti chiami?” domandò la fata “Asia, mi chiamo
Asia” “Okay, Asia. Mi dispiace molto per quello che è capitato a tua madre” continuò “Non
riesco minimamente ad immaginare cosa tu abbia passato…” “non preoccuparti, è acqua
passata ormai, mi mancherà all’infinito ma il lutto l’ho superato, l’ho accettato per meglio
dire. Volevo chiederti particolari sulla tua storia: come ti chiami, quanti anni hai, chi eri
prima di arrivare qui, quali sono le tue origini… dimmi pure tutto quello che credi sia
necessario che io sappia!” “E per quale motivo vorresti saperlo?” chiese la fata “Da
quando sono qui ho sempre avuto molte domande per la mente alle quali, ora, sto
cercando di attribuire una risposta. Diciamo che sto facendo una piccola indagine sul
villaggio” spiegò la ragazza. La fata raccolse i pensieri e spiegò: si chiamava Penelope,
era originaria di New York e aveva 16 anni. Da quando era stata catapultata in quel mondo
immaginario tutto ciò che possedeva le era stato tolto. Nella vita di sempre era una
ragazza ricca, con un padre imprenditore che soddisfaceva ogni sua richiesta. Arrivata in
quell’universo parallelo era stata trasformata in fata, secondo Penelope per punizione ed
ora toccava a lei esaudire i desideri degli altri senza che nessuno potesse più soddisfare i
suoi.
L’unica persona che le era rimasta era il suo fidanzato, anch’esso trasformato, nel
momento in cui furono mandati in quel luogo assieme; due ragazzi come tutti gli altri; puniti
per le loro azioni.
“Perché dici così Penelope? per quale motivo dovrebbe essere stato “punito” anche il tuo
ragazzo?” chiese Asia, “Era sempre al centro dell’attenzione” spiegò la fata “Essendo
consapevole di essere il più bello della scuola si vantava molto e tutti lo consideravano un
idolo. Una volta arrivato qui fu trasformato in fantasma, così che nessuno potesse vederlo
al contrario di quando eravamo a casa.
Non più una sua carezza o un solo bacio ed ora il desiderio di un semplice abbraccio mi
uccide l’anima.
Vorrei tornare dalla mia famiglia e sentirmi protetta fra le braccia di Ben, il mio ragazzo.
Vorrei tornare a percepire di nuovo quella protezione che solo lui sa darmi.
Riconosco i miei errori ed una volta a casa so per certo che non li compirei più. Ora so
come si sente una persona che deve lottare per ottenere ciò che vuole e che non ha un
padre che, appena fa una richiesta, gliela esaudisce più velocemente di uno schiocco di
dita. Puoi aiutarmi tu Asia?” domandò. “Si cara, ora ho tutto più chiaro, devo solo capire
come fare per tornare alla vita di sempre” disse Asia“E che avresti capito? Perché tutti noi
siamo così?” chiese Penelope “Credo che questo universo scelga persone con disabilità,
insicurezze, paure e modi di fare sbagliati per poi renderli ciò che avrebbero sempre
desiderato oppure, nel caso tuo e di Ben, per farli pentire delle loro azioni e facendoli
ragionare divenendo poi persone migliori. Questo mondo incantato ci mette alla prova per
farci capire che bisogna amare ciò che si ha senza desiderare altro. Penso ci sia un modo
per tornare a casa, parlerò con Ruby, forse lei ne sa qualcosa, d’altronde è l’unica oltre a
me di forma umana. Inoltre credo di essere stata mandata qui per indagare” spiegò. “La
donna che ho incontrato vicino ai fondali del fiume!” esclamò Asia“ È stata lei a
trasportarmi in questo luogo!” continuò, per poi andarsene in tutta fretta.
Aveva finalmente capito tutto e mentre correva al villaggio mille ipotesi le nascevano per la
mente. Una volta arrivata si diresse da Ruby ed inizio a spiegarle ciò che aveva intuito, la
guardiana la guardò e ridendo disse: “ Cara Asia, ce ne hai impiegato di tempo a capire.
Ora ti basta solo l’approvazione dei tuoi amici per tornare a casa, brava cara, li hai salvati
tutti, sei fiera di ciò che sei riuscita a fare?” “Molto signora, sono davvero molto contenta”
rispose con un tenero e timido sorriso. “Ognuno di loro vuole tornare a casa, proprio come
me. Abbiamo compreso che siamo ciò che la vita ha deciso di farci diventare e questo ci
basta. Non bisogna desiderare altro al di fuori di quello si è, qualsiasi cosa nella vita ha un
suo lato negativo, ci mancherà sempre qualcosa, siamo semplicemente umani con i nostri
pregi e difetti, con le nostre paure ed insicurezze. Ho notato una cosa durante questo
viaggio alla ricerca della verità: le sensazioni delle quali tutti necessitano di più sono la
libertà, l’amore e la semplicità. Di questo nessuno dovrebbe mai privarcene.”
Dopo quella frase piena di verità inconfutabili e parole sincere uscite dal cuore Asia
abbracciò Ruby e si ritrovò nuovamente sul letto di casa sua. Aveva le lacrime agli occhi,
aveva vissuto emozioni che prima ad ora non aveva mai provato, forse la gioia era proprio
quella.
Selvi Carolina

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