Un’onda che porta con se la voglia di creare e credere che si possa vivere facendo quello che si ama. Nasce a gennaio 2020 come casa di produzione cinematografica dall’unione di 3 professionisti che condividono intenti, sogni e ambizioni allo scopo di produrre e creare il Cinema che li appassiona.

In. Fb.

Alessia Leogrande – Non tutto può essere spiegato a parole

Non tutto può essere spiegato a parole

Ciao a tutti,bu-buonasera,mi ch-chiamo Jack ho 14 anni e sono molto timido e babalbuziente
(come potete già sentire). Faccio molta fatica a fare nuove amicizie e dunque
ho solo un migliore amico, si chiama Lollo, abita nel mio palazzo ed è molto diverso da
me. Lui è spi-spigliato,simpatico e socievole, cerca sempre di farmi uscire dalla mia
camera, ma io sono sempre impegnato a scrivere storie e racconti fantastici. Credo sia
l’unica cosa a venirmi bene soprattutto in questo periodo, con il Covid19, sto creando
storie da far paura!
Come tutti i giorni Lollo è venuto a casa mia, implorandomi di andare a conoscere gli altri
ragazzi del condominio e crearmi una vita sociale, ma naturalmente la mia risposta è stato
un “no” secco e stranamente senza obiettare è uscito dalla mia stanza smettendo di
assillarmi. Sto scrivendo un racconto strepitoso ma purtroppo vengo bloccato da mia
madre che fa irruzione in camera mia: ha iniziato a farmi un discorso abbastanza serio,
almeno credo, non ho ascoltato neanche una parola poiché sono troppo impegnato nel
pensare ad un finale per la mia storia! Ora ha iniziato a urlare,credo si sia resa conto della
mia totale disattenzione. Ha ripreso a parlare e mi ha chiesto di leggere una delle mie
storie migliori e ciò mi è parso parecchio strano, ma naturalmente come posso dire no ad
una proposta del genere? Quindi ho iniziato a leggerle la storia. Lei sbalordita dalla mia
immaginazione mi ha praticamente obbligato ad andare con Lollo dai ragazzi del
condominio e raccontare loro una storia (sapevo che in tutto questo cil’era lo zampino di
Lollo). Dopo varie obiezioni sono andato a casa del mio migliore amico che era al settimo
cielo nel vedermi fuori dalla mia camera e, per evitare di farmi cambiare idea, ha iniziato a
correre verso il tetto. Saliti sul palazzo ho visto una piccola capanna, all’interno ci sono
altri ragazzi più o meno della nostra età evidentemente più simpatici di me. Ho voglia di
scappare e tornare nella mia camera ma so che mia madre e Lollo non me l’avrebbero mai
perdonato. Sono stato minuti ad osservare ognuno di loro, fin quando non mi hanno
“sbloccato” dal mio stato di trance per presentarsi. Si chiamavano Aurora, Oma e Leone
ed erano tutti più grandi di qualche anno. Dopo un po’ è arrivata un’altra ragazzina, da
quello che ho capito è la sorella di Leone ed è quanto me, si chiama Gaia. Abbiamo
iniziato a parlare e io, essendo silenzioso sono stato tutto il tempo a scrutare ognuno di
loro. Hanno tutti caratteri differenti dal mio tranne Oma che, a primo impatto, mi è
sembrata timida. Ho sperato con tutto me stesso che Lollo non parlasse dei miei racconti e
infatti non è stato lui ma Gaia che, con aria superficiale, mi ha chiesto “cosa sono quei
fogli che hai in mano?” Ecco, potevo almeno nasconderli! Non ho avuto tempo di
rispondere che Lollo interviene al mio posto esaltando eccessivamente la mia dote nello
scrivere e tutti (senza un mio parere) decidono di farmi raccontare una storia. Sono mmolto
agitato, ma infondo è l’unica cosa che mi piace fare, quindi decido di prendere
coraggio e raccontare una storia inventata al momento:
“Era il 2020 e l’intero mondo era in subbuglio a causa della pandemia del coronavirus. La
gente non poteva uscire,gli abbracci e i contatti umani etano vietati, era una vera e propria
catastrofe. Gli scienziati da tutto il mondo cercavano una cura,un vaccino, ma nel
frattempo l’intera popolazione sembrava immobile,spenta. Tutto questo non faceva altro
che provocare dolore verso tutti, ma soprattutto verso sei ragazzini qualunque con il
bisogno di salvare il mondo da tutto questo. Loro si chiamano Jack, Lollo, Leone
,Oma,Aurora e Gaia e si incontravano nella soffitta del loro palazzo. Stavano percorrendo
la strada che facevano abitualmente per incontrarsi ma qualcosa li bloccò: al posto della
solita porta ne trovarono una di un giallo acceso con su scritto “roof 19”. All’inizio
pensarono che qualcuno l’avesse pitturata, quindi entrarono senza problemi. Una volta
entrati si ritrovarono in una stanza totalmente bianca, non riuscivano neanche a
distinguere le pareti dal pavimento, avevano mal di testa e non riuscivano a tenersi in
piedi,sembravano ubriachi. All’improvviso vennero accecati da una forte luce che li stordì
fino a farli svenire e si risvegliarono tutti nella propria camera da letto. Sembrava andasse
tutto bene, fin quando si accorsero di non essere soli, erano insieme ai loro del passato.
Nessuno poteva vederli, erano invisibili. La domanda sorse spontanea a tutti, anche il
resto del gruppo sarà tornato nel passato? Quindi decisero di incontrarsi nel solito
posto,ma riuscivano solo a sentirsi, erano tutti invisibili. Era come un incubo e dovevano
immediatamente cercare di uscirne fuori. Erano tornati indietro nel tempo abbastanza per
uscire, a quanto pare, non c’era ancora ombra del coronavirus. Lollo e Gaia, i più spigliati
e originali del gruppo, ebbero un presentimento che spaventò tutti: E se loro fossero nel
passato per evitare l’arrivo del virus? Sembrava una follia, dei ragazzini avrebbero
davvero potuto salvare il mondo da una pandemia? Non restava che scoprirlo. Il loro
problema principale però era capire come tornare nel presente,solo una volta compreso
questo avrebbero cercato di bloccare il virus. Improvvisamente vennero catapultati in una
casa abbandonata e iniziarono a sentire una voce parlare, ma non capivano da dove
provenisse. La voce non era chiara e capirono solo che “per tornare alla normalità Jack
deve trovare la roccia con dentro la risposta”. Pensarono allora di cercare nel giardino del
palazzo di Jack e dei ragazzi, ma mentre cercarono di entrarci una specie di scudo bloccò
loro l’entrata: era un segnale che gli avvertiva di star sbagliando strada. Continuando a
camminare si resero conto di iniziare a vedersi, bastava fare un passo indietro e tornavano
di nuovo invisibili ma più avanzavano e più i loro volti diventavano limpidi. Iniziarono ad
arrendersi, stavano girando intorno a qualcosa che non conoscevano, avevano bisogno di
tracce e indizi ma non si resero conto di averli tutti a portata di mano, o meglio, non se ne
resero conto subito. Erano sfiniti, continuavano a camminare e quando decidevano di
cambiare strada un vortice li riportava nella casa abbandonata, era come se stessero
tracciando la loro strada, potevano camminare solo intorno al palazzo ma oltre al giardino
lui non era in possesso di altre pietre. All’improvviso ebbero un lampo di genio, i fatti
iniziarono a collegarsi e si resero conto di essere vicini alla soluzione. Quando il loro corpo
iniziava a prendere forma e colore, succedeva perché erano sempre più vicini alla risposta
mentre, molto probabilmente non dovevano più pensare alla roccia come una pietra ma
pensarla metaforicamente, come un punto fisso, una certezza… Quindi qualcosa di molto
importante per Jack. Tutti sapevano cosa potesse essere, la scrittura, i libri, le sue storie,
ma ci sarebbero davvero troppe cose, dovevano pensarne solo una capace di raccoglierle
tutte. Jack ci pensò fino allo sfinimento, era sotto pressione, tutto il gruppo ora dipendeva
da lui, continuava a chiedersi perché ma arrivò alla conclusione che “non tutto può essere
spiegato a parole” ed è in quel preciso istante che capì cosa fosse la sua roccia. Lui ha
sempre avuto nel suo armadio una scatola che gli lasciò sua nonna con su scritto “no
word”,non l’ha mai aperta poiché lei gli disse di aprirla solo in un momento di assoluto
bisogno, e il momento era arrivato. Aspettarono tutta la notte svegli fuori dal palazzo, così
da entrare quando Jack del passato fosse uscito per andare a scuola e i suoi genitori per
andare a lavoro. Naturalmente non fu una notte facile, pensavano a come i genitori
potessero essere preoccupati e speravano che davvero potesse essere quella scatola la
roccia di cui avevano bisogno. Era mattina e nessuno aveva chiuso occhio, videro Jack
del passato e i suoi genitori entrare in macchina, ora toccava a loro entrare in casa, ma
non avevano pensato che uscendo di casa avrebbero chiuso la porta a chiave. Sono stati
minuti a cercare di aprire porte o finestre invano, dovevano trovare un piano il più
velocemente possibile. Immediatamente ad Aurora venne un’idea formidabile, disse di
averla letta su un libro di storie fantastiche: dovevamo aspettare l’arrivo della mamma di
Jack e per evitare di farla arrabbiare vedendolo a casa e non a scuola Lollo avrà il compito
di entrare in casa con una scusa ,prenderà la scatola e tornerà qui da noi. Era un piano
folle, non avevano la minima idea di cosa sarebbe potuto succedere facendo scontrare il
passato con il presente, ma era evidentemente l’unica opzione possibile, quindi
decidemmo di metterla in atto. Il momento era arrivato, la mamma di Jack era a casa e
Lollo stava per suonare il campanello, e così fece. All’inizio la mamma di Jack era molto
dubbiosa e titubante ma naturalmente lo fece entrare, dopo qualche minuto uscì
dall’appartamento e ritornò da noi, avevamo la scatola. Jack la aprì e al suo interno ci
trovò una lettera:
Cari ragazzi,
se state leggendo probabilmente avete trovato la soluzione all’enigma.
Volevate salvare il mondo dal Covid 19?
Se vi chiedete come faccio a saperlo, l’unica risposta che posso darvi è “non tutto può
essere spiegato a parole”
Comunque,non ci sarà bisogno di salvare il mondo. In questo momento vi trovate nel
futuro ,quindi dopo la Pandemia. E come potete vedere ora è tornato tutto alla normalità,
la gente ha ripreso ad uscire, a incontrarsi e a vivere una vita normale.
Ricordate che tutto guarisce con il tempo, basta solo avere un po’ di pazienza.
Manca davvero poco ragazzi, non mollate.
Buon ritorno alle vite normali.”
E letta quest’ultima parola ogni ragazzo tornò nel presente e non parlarono più di quello
che successe. Sapevano solo che questa esperienza riuscì a legarli di più e segnò, in
modo positivo, la loro amicizia.”

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