Un’onda che porta con se la voglia di creare e credere che si possa vivere facendo quello che si ama. Nasce a gennaio 2020 come casa di produzione cinematografica dall’unione di 3 professionisti che condividono intenti, sogni e ambizioni allo scopo di produrre e creare il Cinema che li appassiona.

In. Fb.

Aurora Laschera – L’anello di Gioia

Vista da fuori, Gioia era una ragazza di quindici anni come tante altre: di statura media,
non molto robusta, con capelli castani e occhi dello stesso colore. Pronunciando il suo
nome viene da pensare che fosse una persona allegra e positiva… invece no. Lei era la
ragazza più seria del mondo. Stava sempre sui social e aveva pochi amici veri, i soli con i
quali riuscisse a divertirsi. Le altre rare occasioni in cui si divertiva erano le feste, come
Natale, Pasqua e il suo compleanno. Quella Pasqua, però, non stava andando molto
bene. Sua madre aveva la febbre, quindi non avevano potuto invitare i parenti come
facevano di solito. Di conseguenza l’unico uovo che avrebbe potuto aprire era quello dei
suoi genitori. Suo padre l’aveva portato a casa il giorno prima: un uovo di Pasqua fondente
con la carta azzurra e blu. A Gioia neanche piaceva il cioccolato fondente, ma suo padre
non l’aveva mai capito. Nemmeno il pranzo era un granché, visto che non era stata sua
madre a prepararlo. Semplici uova sode, affettati e formaggi. Niente in confronto agli
sfiziosissimi buffet degli anni precedenti. La Pasqua più brutta che Gioia avesse mai
passato.
Finalmente era arrivato il momento di aprire l’uovo. L’avevano tenuto sopra una mensola
della sala da pranzo perché non intralciasse, così il papà allungò un braccio per prenderlo
mentre parlava con Gioia. Poi andò verso la sua sedia ma, distratto com’era, inciampò sul
bordo del tappeto. Lui non si fece male, per fortuna riuscì ad appoggiarsi alla sedia, ma
l’uovo di Pasqua si frantumò, rendendo Gioia ancora più seria di quanto non fosse già. Lei
cercò di non farlo notare e aprì l’uovo sperando di non trovare la solita collanina (che
assomigliava più a una catenella per tirare lo sciacquone come diceva suo papà…),
perché altrimenti sarebbe stata veramente la giornata più brutta della sua vita. Per sua
fortuna la sorpresa era un anello con un ciondolo a forma di quadrifoglio. Le sembrò molto
carino, quindi se lo infilò al dito e non se lo tolse fino a sera. In quella giornata bruttissima
almeno una cosa era andata per il verso giusto.
Quell’anello le piaceva talmente tanto che lo indossò anche il giorno seguente.
Erano quasi finite le vacanze di Pasqua ma i suoi compiti no, quindi si mise a farli, come al
solito, ascoltando la musica. Accese la cassa bluetooth e fece partire la sua canzone
preferita. Il ritmo era talmente incalzante che le veniva da schioccare le dita, e lo fece. Fu
allora che le successe qualcosa di strano ed inspiegabile: all’improvviso si ritrovò
circondata dagli alberi di un bosco, seduta su un tronco caduto. Chiuse gli occhi per
qualche secondo, se li strofinò, li riaprì e… era ancora nel bosco. Pensò istintivamente che
se avesse schioccato di nuovo le dita sarebbe ritornata a casa sua e stava per farlo, ma le
si avvicinò una ragazza. Era altissima e magra, indossava un vestito bianco, dello stesso
colore dei capelli, degli occhi e per poco anche della pelle. Non aveva mai visto una
persona così alta, ma forse quella non era una persona… “Chi sei?” chiese Gioia alla
ragazza. “Cosa sei TU?” le rispose l’altra. “Non vedi cosa sono? Sono una persona!” “Una
cosa?” “Una persona. Perché? Tu cosa sei?” “Un’altide”. Gioia capì di non essere più sulla
Terra, lei non aveva mai sentito parlare di “altidi”, così chiese: “Ma qui dove siamo?”
“Siamo nel bosco di Cileya.” “E in che mondo?” “Ma come? Non lo sai? Siamo su Firis. E
tu da dove vieni?” “Vengo da Modena, sul pianeta Terra”. In quel momento l’altide si
accorse dell’anello che portava Gioia e le chiese “E quello dove l’hai preso?” “L’ho trovato
nell’uovo di Pasqua” “E chi è Pasqua?” “Pasqua non è una persona!” “E allora cos’è?”
“Lascia perdere. Ma perché ti interessa il mio anello?” “Perché è un anello magico. Può
teletrasportarti e fare dei piccoli incantesimi” “Davvero?! E come si usa?” “Se schiocchi le
dita e pensi ad un posto ti puoi teletrasportare in quel posto, ma per fare gli incantesimi
devi conoscere delle brevi formule o dei gesti” “Tu li conosci?” “No, solo i Saggi li
conoscono” “E dove abitano questi Saggi?” “Ce n’è uno a Cileya, la mia città” “Mi puoi
portare da lui?” “Sì ma… come hai fatto a trovare quell’anello? E, soprattutto, come ci è
arrivato nel tuo mondo? Sinceramente non sapevo che esistessero altri mondi…”
“Neanch’io” la interruppe Gioia “…ma pensavo che un oggetto così potesse essere creato
solo qui” “Se è come dici tu qualcuno deve averlo portato sul mio pianeta. Dobbiamo
andare dal Saggio, forse lui saprà dirci qualcosa” “Hai ragione. Andiamo, Cileya non è
lontana”. Le due si incamminarono e dopo circa venti minuti erano già uscite dal bosco.
Durante la passeggiata ebbero modo di presentarsi e Gioia scoprì che l’altide si chiamava
Nila.
Cileya era una città abbastanza grande e c’erano moltissimi tipi di case: capanne, case di
pietra ma anche casette a forma di mezzasfera e addirittura abitazioni sotterranee. A ogni
tipo di casa corrispondeva una creatura diversa. Gli altidi, ovviamente, abitavano in case
molto grandi, mentre quelle più piccole erano occupate da gnomi e nani. Nila non perse
tempo a spiegare a Gioia chi abitava in ogni tipo di abitazione, tutte e due volevano
arrivare al più presto dal Saggio per sapere di più sull’anello.
Il Saggio era uno gnomo e abitava al castello, uno come lui poteva sempre servire a corte.
Le due riuscirono a entrare nel palazzo facilmente: appena le guardie videro l’anello le
lasciarono passare. Chiesero a un servitore dove poter trovare il Saggio e quello rispose
che si trovava nella Torre Isolata. Dopo aver salito centinaia di gradini, finalmente
arrivarono in cima e trovarono il Saggio. Come si aspettava Gioia era molto vecchio,
aveva una liscia barba bianca e un cappello rosso. “Buongiorno” dissero insieme le due.
“Buongiorno” rispose il Saggio “cosa desiderate?” “Volevamo sapere come si usa questo
anello” disse Nila, “E come ha fatto a finire nel mio mondo” aggiunse Gioia mostrando
l’anello al Saggio. “Oooh! E tu dove l’hai trovato?” “In un uovo di Pasqua” rispose Gioia.
Fortunatamente il Saggio sapeva dell’esistenza di altri mondi e sapeva cos’era un uovo di
Pasqua. “Non so proprio come possa essere finito lì. E neanche chi possa averlo portato
sulla Terra” “Conosci il mio pianeta?” chiese Gioia. “Sì, ci sono stato qualche volta, proprio
usando un anello come il tuo. Se tu l’hai trovato sulla Terra vuol dire che qualcuno si è
teletrasportato lì e poi l’ha perso… Oppure potrebbe averlo lasciato apposta sulla Terra
perché qualcuno lo trovasse, ma non vedo il motivo di questa azione. Comunque chi ha
portato l’anello sul tuo pianeta potrebbe essere ancora lì, a meno che non possedesse un
altro anello con cui tornare a casa” “E come ha fatto l’anello a finire in un uovo di Pasqua?”
chiese Gioia. “Come ti ho detto prima, non ne ho idea. Ma ormai questo è tuo, sarà difficile
ritrovare il vecchio proprietario. Quindi ti spiegherò come si usa” “Grazie!”.
“Per teletrasportarti basta schioccare le dita e pensare ad un luogo. Poi si possono fare
incantesimi legati ai quattro elementi, devi solo pronunciare il nome di uno di loro e fare un
movimento con la mano. A seconda del movimento puoi fare diversi incantesimi”. Gioia e
Nila trascorsero la mattinata con il Saggio passandosi l’anello e provando a turno a fare
degli incantesimi. All’ora di pranzo scesero dalla torre e andarono a casa dell’altide. Lì
Gioia conobbe i genitori della sua nuova amica che le offrirono da mangiare delle strane
verdure ed erbe selvatiche. Poi capirono che nel mondo da cui proveniva la ragazza non si
mangiavano quelle cose, così le porsero del semplice pane. Mangiarono tutti insieme
raccontandosi curiosità sui propri mondi e poi le due amiche tornarono alla torre per
imparare ad usare l’anello ancora meglio. Provarono addirittura a teletrasportarsi dalla
torre al giardino e viceversa e si divertirono un sacco. Gioia non si era minimamente
preoccupata di cosa avrebbero pensato i suoi genitori quando avrebbero scoperto che non
era più in camera sua. Non si era mai divertita così tanto in tutta la sua vita e voleva
godersi quella giornata. Poi, però, arrivò la sera e capì che era il momento di tornare sulla
Terra. Salutò Nila e il Saggio e promise loro che sarebbe tornata il giorno dopo.
Si ritrovò nella sua camera, in piedi davanti alla scrivania. I libri erano ancora aperti, le
cuffie e il telefono appoggiati sul tavolo. Andò in cucina, ormai era ora di cena. Appena la
videro i suoi genitori le urlarono: “Dov’eri?!” “È difficile da spiegare… ero in un altro mondo”
disse Gioia senza perdere tempo. I suoi genitori pensarono che li stesse prendendo in
giro, ovviamente non credevano alle parole della figlia, ma Gioia non sapeva cosa
inventarsi. Per fortuna suo papà le disse “Sei uscita di nascosto per andare da Laura,
vero?” “Sì” rispose la ragazza. “La prossima volta puoi anche dircelo prima di andare dalla
tua amica” disse la madre. “Ok” rispose Gioia, con un’aria più felice del solito. Mentre
mangiavano il padre le chiese “Ti sei divertita da Laura? Sembri più allegra del solito” “Sì,
abbiamo giocato a Monopoly, cantato e guardato un film mangiando i pop corn” “Sono
contento, ma domani devi finire i compiti” “Veramente ho promesso a Laura di tornare da
lei domani” “E i compiti quando li fai?” chiese la madre. “Adesso”.
Gioia mangiò in fretta e si mise subito a fare i compiti. Alle undici li aveva finiti e andò a
dormire. Il giorno dopo si alzò alle sette e mezza e alle otto e dieci era già pronta per
uscire. Salutò i suoi genitori e si incamminò verso la casa di Laura, ma non ci arrivò mai.
Pensò alla Torre Isolata, schioccò le dita e si ritrovò in un batter d’occhio davanti al
Saggio. Nila era già lì. Gioia non fece in tempo a salutare che Nila le corse incontro,
l’abbracciò e le disse “Gioiaaaa! Guarda cosa mi ha regalato il Saggio!” mostrandole un
anello con un ciondolo a forma di quadrifoglio. “Wow!” esclamò Gioia “adesso potrai venire
a trovarmi sul mio pianeta!”. Le due amiche erano felicissime. “Hai detto ai tuoi genitori
che sei stata in un altro mondo?” chiese l’altide. “Gliel’ho detto, ma non mi hanno creduto”
rispose Gioia “così ho fatto finta di essere stata a casa di una mia amica” “Quando verrò a
casa tua capiranno che non stavi scherzando” disse Nila.
Le due ragazze trascorsero un’altra meravigliosa giornata insieme e poi Gioia tornò a casa
sua.
Il giorno seguente, dopo la scuola, la ragazza andò a prendere Nila nel suo mondo e
insieme si teletrasportarono sulla Terra. Quando Gioia presentò Nila ai suoi genitori, questi
non credevano ai loro occhi. Ci volle un po’ di tempo perché capissero cosa stava
succedendo, ma alla fine furono felici di accogliere la nuova amica di Gioia. Le due
trascorsero il pomeriggio in casa. Se fossero uscite, cosa avrebbe pensato la gente
vedendo Nila? Gli abitanti del mondo dell’altide erano abituati alla magia e a vedere tante
creature diverse, ma sulla Terra non era così: le persone si spaventavano alla vista del
diverso. Le due amiche si divertirono ugualmente: Gioia mostrò a Nila ogni angolo
dell’abitazione e poi le insegnò a giocare ai giochi di società.
Da quel giorno Gioia e Nila continuarono ad incontrarsi, sia su Firis che sulla Terra, e
diventarono inseparabili. Era tutto merito di un anello trovato in un uovo di Pasqua rotto se
ora Gioia era diventata la ragazza più felice e spensierata del mondo… anzi, di due mondi!
Aurora Laschera

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