Un’onda che porta con se la voglia di creare e credere che si possa vivere facendo quello che si ama. Nasce a gennaio 2020 come casa di produzione cinematografica dall’unione di 3 professionisti che condividono intenti, sogni e ambizioni allo scopo di produrre e creare il Cinema che li appassiona.

In. Fb.

Ginevra Balestra – 6 ragazzi in una soffitta

6 ragazzi in una soffitta

Aprile 2020.

È da più di un mese che tutta Italia è costretta a rimanere a casa a causa del COVID19.

I ragazzi non sopportano l’idea di non poter uscire con gli amici, andare a ballare il sabato sera o svegliarsi il lunedì mattina all’alba per andare a scuola.

Non per tutti l’isolamento è una grossa tragedia: io sono Giacomo, ma preferisco venire chiamato Jack, ho 14 anni e abito qui al numero 19.

Sono abituato a stare solo: i ragazzi di solito mi prendono in giro e in più sono troppo timido per aprirmi con qualcuno.

In realtà c’è un momento in cui esprimo tutto quello che mi frulla dentro la testa: quando scrivo.

Amo scrivere, più che altro fantasy; mi piace dare sfogo a tutte le cose che ho in mente e lasciare che la mia fantasia esca dal corpo e si posi direttamente sul foglio.

Mi piacerebbe avere il coraggio di parlare con qualche ragazzo che abita qui soprattutto in questi periodo in cui mi sento più solo che mai.

I miei genitori litigano spesso e l’unico modo per sfogarmi è scrivere ma a causa delle loro continue liti accompagnate da urla e schiamazzi è difficile concentrarsi.

Il problema è ormai risolto da quando ho scoperto un posto in cui stare da solo; l’ultimo piano del condominio, il tetto.

È pieno di vecchi mobili e oggetti inutili, impolverati che chissà da quanto tempo stanno lì ma non ci va mai nessuno, nessuno a parte me.

È appena suonata la sveglia o meglio dire che i miei genitori si sono alzati e hanno trovato qualcosa su cui discutere: niente di nuovo.

Dopo aver fatto colazione in camera e aver continuato a leggere uno dei tanti libri che tengo nella libreria, prendo il computer e aspetto il momento giusto per andare sul tetto senza che i miei se ne accorgano.

Quando la porta sbatte vuol dire che la mamma è uscita per andare al supermercato, poi papà si siede nel divano, accende la televisione e si scorda completamente di avere un figlio.

È il momento di sgattaiolare fuori dalla porta e andare sul tetto.

Il corridoio che porta alle scale è spaventosamente silenzioso, nessun bambino piccolo che cammina avanti indietro urlando e giocando, nessuna vecchia signora che torna a casa con il cagnolino, niente di niente.

Percorro le scale fino al tetto, metto una mano contro la porta e faccio per aprirla finché , avvicinandomi , sento delle voci provenire da dentro.

“Non possono esserci altre persone, nessuno viene qui da un secolo” pensai.

Apro lentamente la porta e faccio un enorme salto quando vedo due ragazzi seduti a terra:

“Ehi non c’è bisogno di spaventarsi tanto” dice il ragazzo dal fondo

“Scusate, non pensavo che qualcun altro venisse in questo posto”.

Sono una ragazza, probabilmente ha la mia età , molto bella, piena di se ed un ragazzo, di qualche anno più grande, anche lui belloccio.

“Piacere, io sono Leone e lei è mia sorella Gaia” dice lui venendomi incontro

“Sono in grado di presentarmi da sola” ribatte la ragazza lanciando un occhiataccia al fratello

“piacere Gaia, piacere Leone, io sono Giacomo” balbetto “ma potete chiamarmi Jack”.

Iniziamo a parlare quando la porta si apre improvvisamente e un ragazzino grassoccio si fionda all’interno della stanza sopra uno skateboard cadendo a terra:

“Perdonatemi” disse ridendo “ piacere ragazzi sono Lollo, voi siete?”

“Gaia piacere, Leone e…” dice guardandoci

“Sono jack “ dico con gli occhi rivolti verso il pavimento

Non facciamo in tempo a fare un altro respiro che altre due ragazze, una con l’incarnato più scuro e l’altra con un pacio di occhialoni che quasi le coprivano il viso, entrano sul tetto:

“Non ci credo, ne sono arrivate altre due” esclama infastidita Gaia

“Ciao! Sono Aurora e lei è Oma” dice la ragazza con gli occhiali sorridendo

Tutti fanno loro un cenno di saluto e poi cala il silenzio, silenzio che viene spezzato dopo pochi minuti da Leone:

“Bene ragazzi ora che siamo tutti qui che si fa?”. Gli sguardi di tutti noi si incrociano velocemente in cerca di una risposta.

In fondo non era programmato di incontrarci li, ognuno c’era per motivi diversi ma nessuno era sicuramente li per vedere altre persone.

Ognuno inizia a lamentarsi per chi sarebbe dovuto restare e chi sarebbe tornato in un altro momento:

“Smettete di litigare!” urla Aurora, “perché invece non cerchiamo qualcosa da fare qui in giro?” continua

“Giusto! Intelligente la ragazza” esclama Lollo mettendosi accanto ad Aurora

Le nostre risate coprono tutto l’imbarazzo che si era creato e decidiamo di metterci a cercare in mezzo a tutte quelle cianfrusaglie.

Mentre guardo in giro trovò un librone infondo un angolo della stanza: non ho molta voglia di condividere questo luogo con quei ragazzi ne tantomeno la passione per i libri, insomma se nessuno trovasse niente magari se ne andrebbero.

Tuttavia dovrei provare a farmi degli amici quindi prendo il libro in mano e mi avvicino al centro della stanza:

 “ beh ragazzi io ho trovato questo anche se non sono sicuro vi piaccia leggere..” dico un po’ nervoso. Intanto Oma mi si avvicina e mi guarda come per chiedermi il permesso di poter prendere il libro in mano, così glielo porgo fra le mani.

Lei spolvera il fronte del libro per vedere il titolo : “ Una storia fantastica” legge lei “sembra fico, che dite?”conclude.

Tutti si guardano dando il loro consenso e ci sediamo in cerchio.

Passiamo i successivi 4 giorni a leggere fin quando un pomeriggio arriviamo ad un punto della storia che ci lascia senza parole, ci accorgiamo che il libro parlava di una pandemia mondiale: rimaniamo impietriti da quanto fosse così simile alla realtà.

“Ragazzi non ci spaventiamo dai, è solo uno stupido libro” disse Aurora

Ci guardiamo e finisco di leggere l’ultima pagina: “vorrei tanto poter avere una penna magica e cambiare il finale di questa orribile storia”

Tra la preoccupazione generale Lollo cadde sulla pagina del libro strappandola:

“Lollo! Guarda che hai fatto” dice Leone

“Cavolo mi dispiace… è solo una pagina dai” risponde Lollo facendosi indietro

I ragazzi si mettono a discutere fra loro mentre io raccolgo la pagina strappata e me la metto in tasca.

Ad un certo punto le pagine del libro iniziano a svolazzare nonostante non tirasse un filo di vento e tutti ci allontaniamo impauriti, in pochi secondi un varco luminoso si apre fra le pagine del libro e Gaia , per prima, viene risucchiata al suo interno:

“ Gaia!No Gaia” urla Leone mentre le lacrime gli rigano il viso.

Uno dopo l’altro finiamo tutti dentro il varco.

Quando riapriamo gli occhi ci ritroviamo in mezzo al nulla, uno distante dall’altro e tutti confusi da cosa stava succedendo.

“Gaia ti senti bene?” chiede Leone vedendo la sorella a terra

Gaia si alza lentamente, con gli occhi lucidi e cerca di abbracciare il fratello ma quando prova ad avvicinarsi a lui viene spinta indietro come da un onda magnetica:

“Ma che cos’era?” dice spaventata Oma

“Il metro di distanza…” dico a bassa voce “le regole valgono dentro molto più che fuori”

Tutti si guardano fra loro senza parole. “Perché ragazzi, perché diavolo siamo finiti dentro uno stupido libro?”chiede Gaia. “Pensa Aurora, pensa…” dice Aurora con un filo di voce “ ma certo ragazzi, non parlava di una penna magica? Ricordate l’ultima pagina?”

Oma si mette una mano sulla fronte: “…per riscrivere il finale”

Come troveremo una penna magica? Come sono finito qui dentro ? Se solo non avessi preso quel libro…

Un enorme rumore ci fa drizzare le orecchie e sotto ognuno di noi si spacca il terreno, tutti cadiamo, di nuovo.

Gaia e Aurora si ritrovano nello stesso posto, in mezzo ad una landa desolata:

“Aurora, mio dio ma che sta succedendo?” dice Gaia

“Io, io non lo so ma credo che dovremmo andare avanti” risponde l’altra ragazza “per di qua guarda, c’è una porta!”

Gaia inizia a correre verso Aurora quando un’enorme crepa nel terreno divide le due ragazze:

“Oddio! Adesso come faccio a raggiungerti, non posso saltare” dice Gaia accovacciandosi a terra piangendo

“No no Gaia calmati, prendi un ramo da dietro di te, uno resistente. Lo userai come ponte” le dice Aurora cercando di calmarla

Gaia non si muove. “Ascoltami, ci conosciamo da poco ma ho capito chi sei” dice Aurora

“ ti mostri superficiale, tonta , incapace di fare qualunque cosa, ma se sensibile e forte e intelligente “

Gaia rimane scioccata dalle parole della ragazza, prende un tronco, lo poggia sopra la voragine e lentamente raggiunge l’amica dal lato opposto:

“Pensi davvero quelle cose di me?” chiede a Gaia

“Si, assolutamente”. Le ragazze si sorridono e vanno verso la porta.

Io mi sono trovato con Leone nella nostra stessa città e casa solo con uno scenario post-pandemia: era tutto deserto, i nostri genitori non c’erano più, le nostre cose non erano più nostre, sembrava la fine del mondo.

Siamo riusciti a non farci sopraffare dalla paura e a raggiungere anche noi una porta.

Lollo e Oma sono stati rinchiusi in due stanze, con il mondo fuori desolato e senza persone per strada, in macchina, in bicicletta.

Inizialmente si sono dovuti calmare a vicenda parlandosi attraverso le porte, poi i due sono riusciti a riunirsi quando Oma è riuscita ad aprire la sua porta con una forcina che aveva fra i capelli.

Tutti abbiamo varcato una misteriosa porta e tutti ci siamo di nuovo ritrovati insieme:

“Oh Dio, ma cosa succede?” chiede confuso Lollo

Ci guardiamo un po’ in torno finché non ci accorgiamo di una campana di vetro poco più avanti a noi: “Ragazzi guardate la, c’è una penna dentro” esclama Oma indicando la campana. “Già ma, non abbiamo il libro dove scriviamo?” chiede Gaia

Rifletto un secondo fino a quando non mi ricordo di cosa ho nella tasca dei pantaloni;

“Ma certo!” dico tirando fuori la pagina dalla tasca “È l’ultima pagina del libro, scriveremo qui”. Mentre faccio per passare la pagina a Gaia lei mi guarda negli occhi:

“Fallo tu Jack” dice “Ci fidiamo… mi fido”. Vado avanti, prendo la penna e appoggio il foglio sul piedistallo, inizio a scrivere:

1 Giugno 2020, forse è finita, torneremo nelle strade, nelle discoteche, fra i banchi, per riabbracciarsi due volte più forte di prima”. Stacco la penna del foglio e tutto diventa nero

La sveglia suona, sono nel letto. Mi alzo e guardo il calendario: 1/06. Non è possibile.

Mi vesto come un fulmine e scendo nel piazzale del condominio: erano tutti li.

Corro verso Lollo e Leo e ci abbracciamo, saluto Aurora e Oma e vado da Gaia.

La guardo, mi guarda: “Ciao” dico “Ciao” dice. Ci diamo un abbraccio, il primo di tanti.

Call Now Button