Un’onda che porta con se la voglia di creare e credere che si possa vivere facendo quello che si ama. Nasce a gennaio 2020 come casa di produzione cinematografica dall’unione di 3 professionisti che condividono intenti, sogni e ambizioni allo scopo di produrre e creare il Cinema che li appassiona.

In. Fb.

Bianca Nunziatini – Guardati dalla pizza Giapponese

Guardati dalla pizza giapponese

“La pizza dell’ospedale sapeva di sciroppo per la tosse. -Immangiabile- borbottò. Kira era
fermamente convinta che i giapponesi non sapessero fare la pizza in un modo decente.
Da quando l’aveva assaggiata in Italia, aveva capito che niente poteva competere con
quella Pizza, con la P maiuscola.
-Kira! Kira! Che cosa stai facendo! Torna subito a letto!- urlò sua madre nel sonno.
-Mamma, sono già nel letto. Vedi di calmarti.-
Si era addormentata nella sedia accanto al giaciglio di Kira. Fece per alzarsi e mettere una
coperta su sua madre, ma le venne un fortissimo dolore alla testa. Decise di lasciare
perdere. Diede un’occhiata all’orologio. Tardi. -Ora della nanna.- Si disse. Appoggiò la
testa al cuscino diversamente morbido e si addormentò.
A Kira faceva ancora male la testa quando sentì un rumore, come di un ubriacone che
sbatteva da tutte le parti. Aprì gli occhi di malavoglia e le sue sopracciglia partirono verso il
soffitto. -Che cavolo…-
Per terra, sanguinante, c’era un draghetto. Non un cucciolo, semplicemente un drago
piccolo, lungo come un braccio. Era di un colorino poco invitante, verde caccola. Il colore
peggiore di sempre. Gli occhi erano sottili e rossi. Era comunque una creatura poco
comune che… stava per caso imprecando? Sì, quel coso stava imprecando.
-Baka! Watashi wa baka yarou desu! –
(traduzione: improperi su sé stesso) Kira lo osservò meglio mentre lui continuava a
sparare improperi. Notò che era ferito sulla zampa; dall’apertura zampillavano
allegramente decilitri di sangue denso. Kira non si impressionò. Era una tipa tosta. Prese
una fascia e fece per sistemargliela, quando lui fece un salto.
-Cosa tocchi?- Kira non aveva mai visto un drago parlante. Non aveva mai visto un
drago… punto. Ma era un’accanita lettrice e sapeva che queste cose potevano succedere.
Potrà stupirvi la sua leggerezza, ma per una mente libera tutto è possibile.
Quel drago era davvero un baka: credeva che la schifosa pizza di Kira fosse una specie di
predatore malvagio, perciò la stava sbrindellando.
-Ehm… che ci fai qui?- azzardò la ragazza.
-Potrei farti la stessa domanda.- fece il drago.
-Mh. Da dove vieni?-
-Da un posto.-
-Capisco. Che ti sei fatto alla zampa?-
-Male.-
-Potrei aiutarti, sai?- Kira aveva a che fare con gente così normalmente. I suoi professori
erano tutti scorbutici come vecchi asini rattrappiti. Il drago la guardò.
-Dubito che tu possa fare qualcosa.-
-Oh, tu mi sottovaluti.-
-Davvero?-
-Oh sì.-
-Credi che io abbia sbagliato giudizio su di te? Non sbaglio mai sulle persone! Mai!
Nessuno vuole aiutarmi!-
Kira era confusa. -Ho letteralmente appena detto che voglio aiutarti.-
-Beh, io non voglio il tuo aiuto.- La ragazza alzò un sopracciglio.
-Ok. Magari voglio il tuo aiuto.- disse il draghetto risentito.
-Allora rispondi alle mie domande. Esigo una presentazione completa.-
-Groan. Sono Muko, sono un drago, sono ferito. Ti basti questo.-
Kira continuò a osservarlo. -Quindi sei tipo… reale. Non è un’illusione ottica o qualcosa.-
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Fu il turno di Muko di alzare il sopracciglio.
-Ok, ok. Mi spieghi almeno perché, così a caso, esistono i draghi?-

  • Mh. Nessuno mi ha mai chiesto “perché”. Molti mi hanno chiesto se ero il demonio, se
    mangiavo i bambini (bleah) o se ero un serpente che aveva subito radiazioni. Ma “perché”,
    mai. Posso dirti tutto, quando saremo arrivati a Hatsuiko.-
    -Che… sarebbe?-
    -Ma la città dei draghi, no? Sto morendo dissanguato, non ho il tempo di spiegarti.-
    -Certo. Infatti la città dei draghi era la prima cosa che mi è venuta in mente. Certo. – Kira
    sospirò. -Come ci arriviamo?-
    -Tsk. Pivella. Non ci arriviamo. Ci siamo già.-
    -HATSUIKO!- gridò. E scesero a rotta di collo per un’inesistente (fino a poco prima)
    galleria fino ad arrivare ad un… borgo? Non so, una cittadella molto più moderna di come
    Kira si era aspettata. C’erano grattacieli, ma anche botteghe medievali, c’erano automobili
    e c’erano… moto? Draghi in moto? Figo. -Presto! Da questa parte! C’è una farmacia! Ah! –
    Muko si piegò. Kira lo prese e lo portò al negozietto che gli aveva indicato, nella totale
    confusione che accompagna la scoperta di un mondo fantastico sottoterra. Il farmacista
    era GODZILLA! E quindi bum! Sbam! Kadush! Fiuuuuuuu booom! E picchia e robe e
    violenza! Ka booom!”
    -Jack.-
    -Jack. Stai bene?-
    -Lascia stare Godzilla e riprendi la storia.-
    -Sì. Scusate.-
    “Il farmacista sparse un olio poco invitante sulla zampa di Muko. -Muko.- disse la ragazza.
    -Muko. Ora puoi degnarmi di una spiegazione?- Il draghetto sorrise, per la prima volta. -Sì.
    Direi che te la sei guadagnata.-
    -Allora. Non è una storia semplice, non credere. Millenni fa, non si sa bene come, una
    parte dei serpenti qui in Giappone ha subito un incantesimo di un alchimista dell’epoca.
    Quindi, rispondendo alla domanda di prima, siamo serpenti, non abbiamo subito
    radiazioni, ma abbiamo subito un mago incapace che ha lanciato un incantesimo
    maldestro. Esistiamo per caso. E di nuovo per risponderti, esistiamo da prima di molte
    civiltà moderne. Non siamo mai cambiati. Siamo virtualmente eterni. Infatti, possiamo
    morire solo se feriti gravemente. –
    -Ok, ma se vi siete sempre nascosti, perché allora ti sei mostrato a me? – Il farmacista
    guardò male Muko. -E’ stato un errore.- disse il drago verde imbarazzato. – Sai, noi
    viviamo sotto quell’ospedale, ma non possiamo nominare la città, altrimenti si va su,
    proprio come noi siamo andati giù. Io mi sono… distratto e ho detto Hats-
    -ZITTO!- lo bloccò il drago-farmacista.
    -Sì. Scusate- Non ce la posso fare. Vabbè. Quindi hai capito?- Kira aggrottò la fronte.
    -Perché sotto questo ospedale?-
    Muko fece un gesto teatrale con le zampe.
    -Domanda legittima. L’ospedale è stato costruito dopo, molto dopo che noi abbiamo creato
    il nostro insediamento. Non so, devi chiederlo con gli umani perché proprio qui. Non è
    stata una nostra idea. Praticamente la cosa della galleria funziona con qualsiasi posto.
    Basta che dici Hatsu-
    -NO!- gridarono il farmacista e Kira insieme.
    -Vero, scusate. Basta che dici il nome della città e ti ci ritrovi se sei di sopra, se sei di sotto
    torni subito sopra, nell’ospedale.-
    -E non è mai successo che qualcuno ci finisse per sbaglio, in entrambi i posti?-
    -Se è successo, è stato messo a tacere.-
    -Ah.- Kira si guardò i piedi. Erano piuttosto malconci.
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    -Mi manca ancora una cosa. Perché vi nascondete?- Ci fu una pausa.
    -Beh… hai idea in che genere di fenomeno da baraccone ci trasformerebbero? Abbiamo
    studiato a lungo gli umani. Abbiamo spie ovunque. Per questo oggi leggete di miti e libri,
    come li chiamate voi, “fantasy” con draghi e creature varie (tra parentesi, esistiamo solo
    noi. Non so gli elfi da dove li avete tirati fuori.) Hai idea di che cosa diventerebbe la nostra
    vita? Intrattenere bambini e diventare borse alla moda. Non possiamo permetterlo, ti è
    chiaro? Quindi, i pochi umani che ci hanno visto… beh…-
    Kira fece sì con la testa. -Capisco.-
    -Kira, sono rimasti qui. Ti va di rimanere qui? (non che tu abbia molta scelta, ma è più
    educato.) Sai, potremmo curarti. Non ti prometto di diventare eterna, però una volta
    risistemata… non puoi andartene. –
    Kira era sorpresa. Non era la risposta che si aspettava.
    -Oh. Oh. Dammi un secondo.-
    Ripensò un attimo alla sua vita di sopra: era in fin di vita, la malattia la consumava, le dava
    allucinazioni e la straniva dalla realtà, i sogni erano andati. Ma quel posto… ci era stata per
    pochi minuti. Come poteva pensare di vivere lì, all’ospedale c’era la sua famiglia, i suoi
    amici. Però… quei pochi minuti erano molti secondi. Molti bei secondi. Secondi in cui si era
    sentita speranzosa, una parola che non usava da un po’. Aveva visto pochissimo, come
    poteva giudicare? Al suo posto, avreste scelto una vita infelice in un ospedale, ma con tutti
    coloro che amate oppure una vita in salute e spensierata in una città di draghi affabili
    super-cool? Messa così non sembra molto difficile.
    -Resto.- affermò la ragazza. -Resto.-
    Muko era al settimo cielo, almeno credette Kira. Non mostrava spesso le emozioni. Fatto
    sta che la ragazza decise di rimanere in quel bellissimo posto con i draghetti. E vissero
    tutti felici e con…
    Kira si risvegliò nel suo letto d’ospedale, ancora ansante e malata. Girò la testa e notò un
    poster con un serpente circondato da fiamme verdine. Era abbastanza sicura che prima
    non ci fosse.
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