Un’onda che porta con se la voglia di creare e credere che si possa vivere facendo quello che si ama. Nasce a gennaio 2020 come casa di produzione cinematografica dall’unione di 3 professionisti che condividono intenti, sogni e ambizioni allo scopo di produrre e creare il Cinema che li appassiona.

In. Fb.

Michela Alvino – Sogno o realtà

Sogno o realtà


Un castello. Un gigantesco ed imponente castello, costruito in pietra bianca. Un prato. Un fresco e splendente prato, esteso tutto intorno. Un’acqua. Un’acqua così brillante e cristallina da innamorarsene. Un merlo. Sì, c’è anche un merlo che mangiucchia un frutto, ancora attaccato all’albero. È la festa di carnevale: sono tante le maschere, sono tanti i ragazzi e le ragazze, camuffati da altri, che passeggiano mano nella mano: liberi ma uniti, felici ma non per forza. Anche se…c’è un sole così raggiante da socchiudere gli occhi e sorridere all’improvviso. Tutta questa ammaliante bellezza, tutta questa leggerezza, tutto ciò è…nel libro di storia. Già, è solo un’immagine, in una delle cinquecento pagine di quel tomo appoggiato sulla scrivania di un ragazzo, al quale è appena tornato in mente che la verifica è domani: Andrea. Chi è Andrea? Non si sa molto di lui, ma dalla disperazione si può dedurre che è uno di quei soliti studenti che si riducono all’ultimo per studiare. Che poi, quando vuole, è un ragazzo intelligente. Eppure è là, così stanco che si sdraia sul letto, circondato da libri, cercando di memorizzare venti capitoli in una notte. Non trova molto interessante la politica dei de’ Medici, degli Sforza o dei Valois, tuttavia, gli cade l’occhio su uno di quei paragrafi colorati ma poco importanti: “back to the black death” è il titolo in inglese, ma alla fine che ne sa Andrea, si era già sforzato di imparare qualche parola come “hello”, e già si era stufato. Non è questo quello che fa per lui, e non è mica un crimine se Andrea vuole e sa fare altro. Ci prova a terminare di leggere il capitolo, ma è rimasto colpito da quella colorata immagine, affiancata ad un’altra più buia e più cupa: qui, ci sono uomini e donne vestiti di nero che fuggono da qualcosa, ma non si vede bene cosa. Comincia a farsi veramente tardi, Andrea si costringe a tenere gli occhi aperti e lentamente sfoglia le pagine nel più totale silenzio finché, esausto, decide di chiudere il libro di scatto. Qualche momento di vuoto, fisico e mentale, e poi un sussulto: il libro si è aperto da solo. Ancora quel maledetto silenzio sospeso, ma subito dopo il fruscio delle pagine, velocissimo, crea un vento, una sorta di tornado che prende con sé Andrea in un istante. Nuovamente il vuoto. Il buio. Andrea è confuso ed attraversa un corridoio molto esteso, unica via verso l’unica luce. Alla fine del tunnel, Andrea non crede ai suoi occhi: si ritrova nel prato rappresentato nell’immagine, immerso, all’improvviso, nelle danze e nei giochi carnevaleschi della corte. Inoltre, si accorge di non indossare più quel pigiama ridicolo di quando era bambino, bensì una camicia celestina, dei pantaloni neri e molto più stretti dei suoi jeans preferiti, e un paio di stivali osceni, peggio di quelli che porta il suo professore di storia. Con calma, si fa strada nel luogo che un attimo fa era solo la carta del suo libro, notando anche quello strano merlo su un ramo sporgente, impegnato nel far cadere una mela dall’albero. Sogno o realtà, tuttavia, quella davanti a lui è una festa e Andrea non ha nessuna intenzione di perdersela: si confonde, incredulo, nella mischia di donzelle che danzano allegre, per poi dirigersi al banchetto, pieno di prelibatezze e di buon vino, che non esita ad assaggiare. Dopo essersi scolato ben più di un bicchiere, barcolla per le stanze dell’angusto castello, vedendo non poche stranezze fantastiche, ma che forse vede solo lui, in quanto non molto sobrio; ma presto il clima si fa piuttosto inquietante, al punto che Andrea, preso a tradimento, viene imbavagliato da una losca figura. Trascinato in un salotto, si ritrova davanti a un ragazzo poco più grande di lui: non molto alto, i capelli ricci e biondi, gli occhi chiari e un volto simpatico. Si presenta come Lord Stefano.

I due cominciano un’imbarazzante conversazione: “so perché sei qui” afferma il nobiluomo; “perché?” chiede Andrea; “non è ancora tempo che tu lo sappia” risponde. La situazione diventa alquanto esilarante, un po’ perché Andrea risulta annebbiato dal dolce effetto del vino, un po’ perché non hanno molto in comune il fanciullo con la spada e il teenager con lo smartphone; tuttavia, stringono velocemente una bizzarra amicizia e Stefano, dopo aver tirato dell’acqua gelida in faccia al compare per svegliarlo, lo istruisce sulle abitudini da seguire in quel contesto, a lui estraneo. Nonostante le difficoltà, non ci è voluto molto tempo per abituarsi al nuovo stile di vita, ma Andrea non ha ancora visto tutto di quell’apparente idilliaco mondo. Nel bel mezzo della giornata, irrompono due coniugi disperati che avvisano tutta la corte che “è tornato” ed ha preso il loro figlio adorato: la donna, in lacrime, suggerisce di chiudere il castello immediatamente, mentre l’uomo, seppure addolorato, afferma che non c’è alcun pericolo. Intanto Andrea, confuso, si fa spiegare da Stefano l’argomento della conversazione: anni e anni prima, non solo il loro castello ma anche tutto il territorio circostante, era stato attaccato dal drago Corvino, essere spaventoso dalle squame nere, con la capacità di sputare del fuoco che non brucia sul momento, ma può farlo in futuro, lasciando sul corpo delle chiazze nere e letali. C’è anche chi lo conosce con altri nomi, come ad esempio “peste”, e chi afferma l’esistenza di molti altri draghi nella foresta, i quali sono dotati di poteri simili, tutti nocivi per l’uomo. Il povero figlio della giovane coppia è stato contagiato dal veleno del Corvino la notte precedente, momento in cui il drago si nasconde nella sua subdola forma invisibile, mentre di giorno, quando tutti possono osservare la sua mostruosità, attacca in carne ed ossa. Stefano, inoltre, confessa finalmente ad Andrea che il suo scopo in questa dimensione è quello di uccidere e sconfiggere il Corvino; il ragazzo del ventunesimo secolo, considerandosi non idoneo, non se ne capacita ma, alla fine, accetta il suo terrificante incarico. Il castello si ritira nell’ombra della notte e del dolore: tutti i nobili si rinchiudono nelle loro stanze ed alcuni, in segno di lutto per la recente morte della giovane vittima, adottano un vestiario nero per i giorni a seguire. La notte arriva ed è colma di paure, tuttavia, si arriva all’alba senza problemi. Proprio alle prime luci, però, una coppia di giovani amanti, tramite un passaggio segreto, fugge dall’edificio blindato con il fine di godersi una rosea aurora insieme. Eppure, i due ottengono ben altro che un risveglio romantico, ma un incontro inaspettato con il Corvino: il drago inizia a rincorrerli per tutto il gelido prato e, insieme alle strazianti urla dei giovani, attira presto l’attenzione di tutti gli abitanti del castello, i quali accorrono in loro aiuto ma si trasformano, subito, in vittime. Anche Andrea e Stefano sono in mezzo al panico generale, finché non decidono di rifugiarsi in una vicina capanna abbandonata: da qui, lontani ma non troppo, è maggiormente inquietante osservare il terrore negli occhi delle persone indifese. Da qui, Andrea nota, ancora una volta, quello strano merlo che, ignorando il tutto, si gusta voracemente il frutto che è riuscito a far cadere dall’albero. Ma soprattutto, da qui, Andrea può inquadrare proprio quella foto del suo libro, più buia e più cupa, dove donne e uomini vestiti di nero fuggono; questa volta, però, si vede chiaramente anche da cosa fuggono: dall’inarrestabile e malefico drago Corvino. Nella capanna di rifugio, le urla si attenuano ma i sensi di colpa si amplificano: Andrea e Stefano vogliono assolutamente fare qualcosa per la loro gente. Mentre pianificano un deludente piano di attacco all’orrenda creatura, i due si accorgono che la capanna non è abbandonata e che non sono soli: dall’oscurità, esce alla luce una misteriosa donna dall’età indefinita, con occhi luminosi e
capelli lunghi e lisci, parzialmente raccolti nel cappuccio dello scuro e coprente mantello. “E così sei tu il prescelto” dice lentamente.

Andrea, disperato, si sfoga perché non sa come affrontare il suo destino, perciò, la donna decide di aiutarlo con la magia e in cambio, richiede soltanto il silenzio di entrambi i ragazzi, in quanto i suoi poteri non sono bene accolti a corte, perché donna e perché strega: inizia ad articolare le sue braccia, dai gomiti fino alle punte delle dita; chiede ad Andrea di mantenere la spada dall’estremità, rimanendo distante un metro da lei; l’arma sotto incantesimo comincia a brillare per qualche istante, per poi rispegnersi subito, ridiventando l’apparente pezzo di metallo che era prima. La magia rende ora più facile il compito di Andrea, il quale non avrebbe mai potuto sconfiggere il Corvino con una semplice spada, e senza l’aiuto della generosa strega, che scompare silenziosamente nell’oscurità. Anche se un po’ scettico, Andrea si dirige subito verso la minaccia più pericolosa che abbia mai affrontato nella sua vita: stringendo forte la spada, quasi fino a farsi sanguinare la mano, si fa strada in mezzo alle persone in fuga, puntando dritto al Corvino. Il ragazzo coraggioso ed il potente drago sono i protagonisti di una lotta cruenta e complicata, non priva di dolore e sofferenza: il Corvino combatte per fare del male, mentre Andrea per evitare che questo avvenga. Dopo molte ferite inflitte l’uno all’altro, la pancia della bestia viene finalmente trafitta dalla spada incantata, provocando, così, la sua morte e la vittoria del grande eroe Andrea: sta lì davanti al corpo del drago, con i capelli scurissimi che ondeggiano per il vento e gli occhi bagnati di lacrime, non credendo a quello che ha appena fatto. Ancora quel silenzio inquietante, che però, ora, viene bruscamente e allegramente interrotto dalla folla che lo acclama calorosamente, portandolo in braccio fino al castello ed improvvisando una festa in suo onore; inoltre, per ripagare la sua valorosa azione, i nobili vogliono fargli fare un ritratto da esporre nel castello. Stefano, allora, conduce Andrea nella sala dei ritratti, una stanza enorme e piena, su tutti i lati, di quadri che raffigurano i grandi personaggi del passato. Osservando con stupore la maestosità del luogo, ad Andrea cade l’occhio su una piccola e consumata tela appesa in un angolo della sala, in quanto all’interno è dipinta proprio la sua disordinata stanza, in tutti i suoi particolari. “Se vuoi, ora puoi tornare a casa”, dice a voce bassa Stefano, “ora sai tutto quello che devi sapere per continuare a vivere nel tuo mondo”, continua amichevolmente. Andrea vuole tornare di corsa a casa: per rimettere quel pigiama, osceno ma molto più comodo degli strettissimi pantaloni, e soprattutto perché vuole disperatamente tornare a studiare la storia, invece che riviverla. I due amici si salutano con un velo di malinconia, ma entrambi sono soddisfatti di aver portato a termine il proprio compito. Adesso Andrea è pronto e si avvicina al quadro in cui è ritratta la sua camera: quest’ultimo crea un vento fortissimo, una sorta di tornado che porta con sé il ragazzo in un istante. Buio e vuoto. Poi…il libro di storia. Finalmente è di nuovo il libro di storia l’oggetto più spaventoso del luogo in cui si trova Andrea: lui è rilassato, a suo agio, responsabile e più maturo. Sogno o realtà, il viaggio che ha compiuto gli ha insegnato molto, tranne i venti capitoli della verifica… Qualsiasi sia il suo intento, ora è troppo tardi per studiare perché sono già le sette di mattina. Andrea si sciacqua il viso e si affaccia alla finestra per prendere un po’ d’aria: e chi l’avrebbe mai detto che ci fosse proprio quel merlo sul terrazzo di fronte! Il giovane, stanchissimo, torna sdraiato sul letto e, per sbaglio, preme il telecomando e accende la televisione: “emergenza Covid-19, scuole chiuse” è il titolo del telegiornale

Call Now Button